Gaza, la strage degli innocenti

Yahya, Rakan, Raslan, Gubran, Eve, Revan, Sadin, Luqman e Sidra. Sono i nomi di 9 fratellini innocenti uccisi dalle bombe cadute sulla loro casa di Khan-Younis. La madre,  la dottoressa Alaa al-Najjar, una pediatra, era al lavoro a prendersi cura di altri bambini martoriati dalla guerra.

Alaa amava i bambini, tanto da aver dato alla luce dieci figli, nove le sono stati portati via dal bombardamento sulla sua casa di Khan-Younis Il più grande aveva 12 anni. Solo il più piccolo, Adam, nemmeno un anno, è sfuggito alla morte, insieme al papà, il dottor Hamdi Al-Najja, medico anche lui, che era appena rientrato in casa appunto per occuparsi dei figli, dopo aver accompagnato la moglie in ospedale.

Netanyahu come Erode

Negli ultimi giorni Israele ha colpito ospedali, scuole, moschee e rifugi, uccidendo centinaia di bambini e ha esteso anche le operazioni di terra con movimenti di uomini e carri armati, utilizzando, anche i civili come scudi umani.
Nei piani di Israele, la popolazione palestinese dovrebbe essere costretta per l’ennesima volta a spostarsi nella parte meridionale della Striscia, oppure andarsene definitivamente. E questo collima anche con i disegno di Trump.
Che Israele volesse occupare militarmente la Striscia di Gaza era chiaro: sin dall’inizio dell’invasione, nell’ottobre del 2023, aveva occupato quella che aveva chiamato una “zona cuscinetto”, un’area lungo il confine che doveva servire, nelle intenzioni dichiarate dall’esercito, a proteggere Israele da eventuali attacchi. Quest’area inizialmente era larga circa 300 metri, ma nel corso della guerra si è espansa notevolmente, fino a inglobare alcune cittadine e raggiungere la periferia di due importanti città: Gaza, a nord, e Rafah, a sud.
A partire dallo scorso 18 marzo, con la fine del cessate il fuoco con Hamas, l’esercito ha significativamente aumentato l’occupazione, allargando la “zona cuscinetto” e aumentando i territori sottoposti a ordine di evacuazione (quelli cioè che intima alla popolazione palestinese di lasciare, citando motivi di sicurezza e non offrendo quasi mai una valida alternativa).

La popolazione allo stremo e senza medicine

Intanto la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza ha raggiunto uno degli stadi peggiori dall’inizio della guerra. La protezione civile palestinese dice da giorni che l’intensità degli attacchi degli ultimi giorni non permette ai propri operatori di soccorrere le persone finite sotto le macerie. Da inizio marzo, poi, Israele ha bloccato l’ingresso di acqua potabile, cibo e medicine all’interno della Striscia, ed è diventato difficilissimo trovarle. Le principali organizzazioni che si occupano di fornire cibo nella Striscia, il World Food Programme dell’ONU e l’ong World Central Kitchen, dicono di aver finito le scorte.

Non possiamo più assistere impotenti a quest’orrore. Non basta esporre, sudari, sventolare bandiere, spegnere le luci per qualche minuto ..Quanto sangue innocente dovrà scorrere ancora?

Cosa deve ancora succedere affinchè l’Europa si muova ?

Chiediamo al governo Meloni di riconoscere immediatamente lo Stato di Palestina , invece di voltarsi dall’altra parte e seguire pedissequamente le orme di Trump.

Bisogna riempire le piazze, le strade, urlare la nostra indignazione, l’orrore che ci portiamo dentro, marciare sino a Gaza in centinaia di migliaia, costituire un cordone umano.

E’ già successo in altri Paesi, noi cosa stiamo aspettando??

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