This is not America

Il candidato al premio Nobel per la pace Donald Trump sferra un attacco ad un Paese sovrano, ne rapisce il Presidente e sostiene di volerlo governare, ma soprattutto di voler rientrare in possesso del petrolio che è stato “sottratto” agli Stati Uniti.  In dispregio non solo delle basilari norme di diritto internazionale, ma anche della Costituzione americana. Res gestae che rappresentano un affronto gravissimo alla sovranità del Venezuela . Un precedente pernicioso per la comunità internazionale, già messa a dura prova dal sanguinoso conflitto in Ucraina e dal genocidio a Gaza.
E il mondo che fa? Resta incollato alla conferenza-stampa in cui il nuovo padrone del mondo elogia i suoi comportamenti criminosi, rivendicando di aver liberato il Venezuela da un pericoloso dittatore. La prossima mossa sarà impossessarsi della Groenlandia, in un modo o nell’altro,  quindi attaccare la Danimarca e mettere la Nato (per la quale ha chiesto ai Paesi europei l’aumento della spesa militare al 5% )contro se stessa. Possiamo aspettarci di tutto, oramai
Maduro  è assolutamente indifendibile, ma la flagrante violazione del diritto internazionale supera una linea inaccettabile.
E invece la nostra premier Meloni  “considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
Un evidente contorsionismo politico- diplomatico pro-Trump.

Il nuovo volto dell’America

L’America come l’abbiamo conosciuta non esiste più. Non c’è più posto per le manifestazioni, per la disobbedienza civile, per il dissenso. L’America del 2026 mostra un volto feroce, un volto che sogghigna, deride i più deboli e strizza gli occhi ai potenti. Un volto, quello di Donald Trump, che ha mandato la democrazia in soffitta prima e dopo averla ” esportata” (anche dai suoi predecessori) in varie parti del mondo: Medio-Oriente, Asia, America latina.

Una democrazia che sta scivolando verso una forma nuova e brutale di autoritarismo, senza nessun rispetto per lo Stato di diritto, nè tantomeno per il diritto internazionale. Come sostiene Alan Friedman, Trump è un autocrate democraticamente eletto che usa la legittimità delle urne per smantellare il sistema stesso che lo ha eletto...una dittatura presidenziale negli USA. Un caudillo sudamericano, come quello che ha appena scalzato dal Venezuela nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026.

L’unico limite al mio potere è la mia moralità”. “Non ho bisogno del diritto internazionale”. Questa risposta data da Trump al Congresso degli Stati Uniti preannuncia la svolta autoritaria in stile Re Sole : l’Etat c’est moi . Una tirannia praticata nessuna riserva, anzi rivendicata come virtù davanti al Congresso e ai cittadini USA. Che l’8 gennaio 2026  con un voto bipartisan ha approvato una risoluzione sui poteri di guerra volta ad impedire ulteriori azioni militari in Venezuela Bypassando Congresso. Un atto di autodifesa di fronte all’arretramento della Costituzione. Anche alcuni esponenti del Partito Repubblicano hanno scelto di schierarsi contro la Casa Bianca. Non per opportunismo, ma per timore. Timore che i procedimenti democratici in vigore vengano messi a  repentaglio, che il sistema di contrappesi non regga. Timore di spianare la strada a un uomo solo al comando.

Tutti i confini si assottigliano pericolosamente: non solo la legalità costituzionale subisce continue forzature, anche la muscolare retorica della sicurezza favorisce la repressione.

Il caso Minneapolis è un esempio lampante, Trump tratta l’ICE come i suoi pretoriani. L’uccisione brutale di Renee Good , poetessa e madre di tre figli, è il punto di non ritorno della torsione autoritaria. Le tensioni aumentano, i territori e le autorità locali protestano, il costo che gli USA stanno pagando è altissimo. Nata in Colorado e trasferitasi di recente in Minnesota, Renee Nicole Macklin Good non rappresentava alcun pericolo per gli agenti. fatto è accaduto a pochi isolati dal luogo dove nel maggio del 2020 fu soffocato a morte George Floyd, un caso che scatenò rivolte in tutta l’America al grido di “black lives matter”.

Migliaia di persone sono scese in strada anche a Chicago, New York, Detroit, San Francisco e in altri centri per denunciare l’abuso di potere dell’Ice e il pugno di ferro dell’amministrazione Trump, che sta militarizzando diverse metropoli americane. La Casa Bianca ha invece difeso l’operato degli agenti, tanto che Trump ha accusato la vittima di essere un’agitatrice professionale. “Ha cercato ferocemente di investire un agente, che sembra aver sparato per legittima difesa”, ha detto a caldo il presidente. Per il suo vice, Vance, Macklin Good era addirittura una “estremista squilibrata di sinistra”.

Un anno di Trump

Ma come si è arrivati sino a qui?

Dall’insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio Donald Trump, quasi ogni giorno, ha firmato ordini esecutivi in violazione di legge o della Costituzione, o contrari a usi e prassi dell’amministrazione USA:

  • ha fatto arrestare giudici in contrasto con lui;
  • ha intimidito e minacciato il mondo universitario, rettori, professori e studenti, mettendo in ginocchio il cuore della cultura per dissipare la dissidenza;
  • sta conducendo una guerra alla libertà di parola e di stampa, offendendo in continuazione i giornalisti, ma soprattutto le giornaliste ,che pongono domande scomode;
  • continua a fare pressioni e intimidire la Federal Reserve, la banca centrale americana, minandone l’indipendenza;
  • sono sotto la lente di ingrandimento della Corte Suprema i dazi che ha imposto a tutto il mondo in modo autoritativo senza passare dal Congresso;
  • ha annunciato piani per inviare soldati e carri armati a Chicago, Baltimora e New York .
  • L’imposizione dei dazi e sanzioni a destra e a sinistra, ha profondamente modificato lo scacchiere geo politico planetario, spingendo l’India nella sfera di influenza della Cina, contribuendo alla formazione di un blocco asiatico tra le tre superpotenze

E poi c’è la Groenlandia …

La Groenlandia “ci serve assolutamente”, ha dichiarato il Neo- Caudillo . Dopo l’operazione militare speciale condotta dagli Stati Uniti in Venezuela, che ha portato al regime- change , il successivo atto della dottrina Donroe di nuovo conio è la presa della Groenlandia che ” sarà nostra in un modo o nell’altro ” . Donald Trump proclama la nuova egemonia a stelle strisce sul continente americano, con azioni piratesche.



Si apre un nuovo fronte di discussione la Stati Uniti ed Europa. Sta di fatto però che la Groenlandia non è un narcostato, non è governata da un dittatore spietato, appartiene formalmente alla Danimarca che a sua volta fa parte dell’Unione europea. Non rappresenta minaccia di alcun tipo verso gli Stati Uniti, né militare né commerciale, ad eccezione dei locali pescatori in kajak. Come il Venezuela, possiede quantità enormi di risorse naturali strategiche, ed è situata sulle rotte artiche, rotte marittime che a causa dello scioglimento dei ghiacci dovuto al riscaldamento globale, diventano ogni giorno più praticabili.

Premesso che la Groenlandia appartiene ai groenlandesi, sul tema della sovranità sull’isola, si riporta un comunicato del governo danese del 12 gennaio 2026: “Gli Stati Uniti hanno ribadito ancora una volta il loro desiderio di prendere il controllo della Groenlandia. La coalizione di governo in Groenlandia non può in alcun modo accettare questo”, recita infatti un comunicato del governo groenlandese, “La Groenlandia fa parte del Regno Danese, è membro della Nato e la difesa della Groenlandia deve quindi avvenire tramite la Nato”, continua la dichiarazione. “Sulla base della dichiarazione molto positiva per la Groenlandia da parte dei sei stati membri della Nato, il Governo della Groenlandia aumenterà il lavoro per garantire che la difesa della Groenlandia avvenga sotto l’egida della Nato. Tutti gli stati membri della Nato, inclusi gli Stati Uniti, hanno un interesse comune nella difesa della Groenlandia, e la coalizione di governo in Groenlandia lavorerà quindi insieme alla Danimarca per garantire che il dialogo e lo sviluppo della difesa in Groenlandia avvengano nella cooperazione Nato”, si legge nel comunicato. Il Governo groenlandese ha infine aggiunto che “in futuro farà parte dell’alleanza di difesa occidentale”.

La risposta del presidente statunitense è stata che dovrà scegliere dovrà scegliere tra la Nato e la Groenlandia. “Dopo un inizio difficile con la nuova amministrazione Trump nel 2025 – ha rilevato Anna Wieslander dell’Atlantic Council – la Nato entra nel nuovo anno affrontando quella che potrebbe diventare la peggiore crisi della sua esistenza”.

Se prima era in bilico, l’Unione europea è sull’orlo del baratro. La “presa della Groenlandia” potrebbe costituire un momento di riscatto per i leader europei intorpiditi dalla subordinazione, se non dalla sudditanza, come nel caso della nostra premier Meloni.

Un’ occasione per il vecchio continente bullizzato e sottomesso di cambiare atteggiamento e di uscire dall’ambiguità e dall’equilibrismo “politico-diplomatico..

Un’occasione per pretendere il rispetto della legalità e il ripristino dello stato di diritto. Al di là dell’Atlantico, i valori fondamentali dell’Unione europea vertono ancora sulla difesa della democrazia e dello Stato di diritto.

Anche se il diritto internazionale al là e al di qua dell’Atlantico vale fino ad un certo punto.


Un commento

  1. L ‘ America e’ sempre la stessa
    Trump ha ” solo” reso brutalmente più evidente il suo volto ed anche l’ ipocrisia dell’ Occidente tutto.
    Negli USA circolano almeno 500.000 armi da fuoco ed il paese e’ spaccato

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