Forse non sono così sciocchi i servi. Berlino, Londra, Parigi Roma e persino Bruxelles, visto che hanno avuto la dignità per rispondere no all’appello di Donald ai membri Nato per una missione navale congiunta a protezione della rotta del petrolio nello Stretto di Hormuz. Sachez aveva già opposto il suo netto rifiuto, Meloni – per bocca di Tajani, il quale ha spiegato con la sua abituale chiarezza come sia difficile riconvertire l’attuale missione Aspides (quella che fornisce scorte e pattugliamento in corso nel Mar Rosso) – per ultima: ha visto prima cosa facevano gli altri (europei s’intende).
Addirittura l’inconsistente gaffeuse nonchè Alta Rappresentante Kaja Kallas ha precisato al termine della riunione del Consiglio Affari esteri del 16 marzo 2026, che “questa non è la guerra dell’Unione europea“ e che l’Europa non ha interesse in una guerra senza fine. Ma i tanto Trump ha anche affermato :“Non abbiamo bisogno di nessuno, siamo la nazione più forte del mondo”

La Cina non ha nemmeno preso in considerazione la proposta.
Il re Trump non è mai stato così nudo si è anzi trasformato nella parodia di Nerone, un pagliaccio incendiario, mentre Papa Leone , il Papa americano, tuona da San Pietro che Dio non puo essere arruolato nelle tenebre. Si riferiva forse al delirio mistico in cui un gruppo di evangelici ha imposto le mani su Trump alla Casa Bianca?
Gli alleati, più volte bastonati e insultati, si stanno tirando indietro da questa guerra illegale condotta in violazione del diritto internazionale. Il fronte sullo Stretto non si allarga, nonostante le minacce e le intimidazioni del boss.
E la Nato non c’entra nulla, è un’organizzazione con scopi difensivi e non ha nessuna competenza territoriale nel Golfo persico.
Il piromane è rimasto con il cerino il mano, mentre piove petrolio sulle popolazione iraniana. Un ecocidio di una popolazione già stremata dalle violenze e dai soprusi di un regime sanguinario. Il target del regime-change non ci sarà. L’Iran non è il Venezuela, 93 milioni di abitanti, 5000 anni di storia.

Intanto crollano pezzi dell’edificio trumpiano. Joe Kent, repubblicano, stimato veterano apprezzato dal popolo MAGA e vedovo di guerra si è dimesso da direttore del Centro Anti-Terrorismo Usa, come atto di condanna e presa di distanza dalla guerra illegale di Trump e Israele all’Iran. Uno schiaffo in faccia alla follia imperialista di Trump.
“In coscienza non posso in alcun modo sostenere la guerra dell’amministrazione Trump a un Paese che non rappresentava alcuna minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana”, ha affermato Kent.
Il gioco si scopre, Trump ha appoggiato Netanyahu senza una strategia, forse soltanto per distrarre l’opinione pubblica dagli Epstein files. O forse, nella peggiore delle ipotesi, perchè gli piace giocare a war games. Uno degli uomini più pericolosi dei tempi contemporanei.
A differenza di Donald, “Bibi” ha un piano: allargare i confini di Israele e insediare coloni israeliani. Sottrarre terra e acqua agli arabi, come ha fatto con il Golan, come sta facendo nel Libano meridionale. Bombardamenti e macerie, Gaza docet . In Iran il criminale di guerra spera che le minoranze etniche possano condurre una lunga, sanguinosa guerra civile per indebolire il regime.
Il collo di bottiglia nel quale si sta bloccando l’economia mondiale va però stappato prima che il prezzo del petrolio diventi incontrollabile innescando reazioni a catena. Gli Stati Uniti hanno già speso 12 miliardi e perso numerosi soldati. Dallo stretto transita il 20% del petrolio mondiale, con quasi il 90% del flusso destinato ai mercati asiatici. Bloccare lo stretto significa fermare non solo le esportazioni, ma anche le estrazioni, che i produttori non sanno dove stoccare. Il petrolio canadese va negli Stati Uniti, quello venezuelano ha bisogno di ingenti investimenti per essere commercializzato, quello statunitense non basta per Asia ed Europa. Il petrolio russo è sotto sanzioni per la guerra in Ucraina.
In Italia, mentre il modo è in fiamme, si parla di un inutile referendum. Ma la subordinazione a Trump sarà la pietra di inciampo per la nostra cheerleader, ancora trincerata dietro il suo vile “non condanno né condivido ” , perché ” non ha elementi per prendere una posizione .
Un elemento molto semplice potrei intanto suggerirlo io ed è l’art.11 della nostra Costituzione, ” l’Italia ripudia la guerra” . Ma forse alla Giorgia nazionale non piace tanto questa Costituzione post-fascista così ben bilanciata, tanto da essere stata di ispirazione a molti paesi del mondo democratico.
E invece gli italiani con i prezzi alle stelle ai distributori di benzina hanno il diritto di sapere cosa pensa il nostro presidente del consiglio di un intervento bellico al di fuori del diritto internazionale.
E magari sapere anche se vuole ancora dare il premio Nobel per la pace al suo amico Donald.
