l giorno dopo l’ attacco su larga scala di Israele contro l’Iran, i progetti di pace del presidente Trump – in Ucraina e a Gaza, e con Teheran – sono a pezzi.
Donald Trump ha celebrato il 250° anniversario della fondazione dell’Esercito americano con una grande parata militare a Washington, D.C., coincisa anche con il suo 79° compleanno. Migliaia di soldati, carri armati, veicoli blindati e decine di velivoli hanno sfilato lungo il National Mall, davanti a una folla numerosa e sotto nubi minacciose. Il presidente e la first lady Melania Trump sono apparsi sul palco accolti da un saluto a 21 colpi di cannone. Presenti anche il vicepresidente JD Vance, la second lady Usha Vance e il segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Questo evento, il primo del genere a Washington dalla fine della Guerra del Golfo nel 1991, accade dopo numerosi giorni di tensione : sono in corso manifestazioni in tutti i 50 stati per protestare contro la brutale repressione dell’immigrazione e il dispiegamento della Guardia Nazionale da parte del presidente Trump a Los Angeles. Tuttavia la celebrazione si è rivelata un flop visto che erano presenti più militari per strada che pubblico sugli spalti.

Nelle stesse ore, in tutti gli Stati Uniti sono scesi in piazza centinaia di migliaia di persone in duemila manifestazioni diverse, sfidando i divieti, da New a Los Angeles, Boston e in tutto il mondo, per il “No Kings Day”, per manifestare contro l’autoritarismo debordante di un Presidente che si crede un monarca assoluto.
La nazione è un calderone di ansia e rabbia mentre attraversa un momento che ricorda alcuni dei periodi più bui della sua storia.
Gli Stati Uniti hanno già affrontato – sopravvivendo- spasmi di tensione e disgregazione. Dibattiti e disaccordi, così come conflitti militari e persino interni, sono inseriti nella sua storia e nel suo DNA, dalla guerra civile alle manifestazioni contro la guerra degli anni ’60 (per non parlare di due guerre mondiali, l’assassinio di quattro presidenti e gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001).
Il senatore Alex Padilla, democratico della California, è sotto i riflettori dopo essere stato gettato a terra e ammanettato mentre cercava di porre una domanda a Kristi Noem, il segretario per la sicurezza interna.
Ma alcuni aspetti distinguono questo momento da altri tempi difficili del passato.
Il primo è il numero di conflagrazioni che si verificano contemporaneamente, non solo negli Stati Uniti, ma anche in tutto il mondo. A Los Angeles, un senatore democratico americano, Alex Padilla della California, è stato spinto a terra e ammanettato giovedì dopo aver cercato di affrontare Kristi Noem, il segretario per la sicurezza interna, riguardo alla repressione dell’immigrazione. Ma l’ordine mondiale è stato destabilizzato quando Trump ha stracciato gli accordi commerciali e le alleanze estere, strombazzando l’inserimento dei dazi commerciali. Gli Stati Uniti, la Russia e la Cina si sono mossi per approfittare dei cambiamenti mondiali per i propri interessi.
Intanto, nella notte tra il 12 e il 13 giugno Israele ha lanciato, con il tacito consenso della Casa Bianca, i suoi primi attacchi aerei contro l’Iran, e l’Iran ha contrattaccato venerdì 14 , lanciando decine di missili, alcuni dei quali hanno sfondato le difese aeree a Tel Aviv e nei dintorni. Israele ha aperto così il settimo fronte di guerra in Medio Oriente.
Il secondo profilo di criticità è Trump stesso. In momenti difficili come questo, normalmente spetta al presidente farsi avanti come figura rassicurante, che si tratti di George W. Bush diretto a Manhattan dopo la distruzione delle Torri Gemelle nel 2001, o di Bill Clinton che si reca a Oklahoma City dopo che un camion bomba distrusse un edificio federale di nove piani e uccise 168 persone nel 1995. Non Trump
Anzi quando il Governatore Gavin Newsom, democratico della California, ha protestato con veemenza contro l’invio della Guardia Nazionale a Los Angeles, the Donald ha risposto aumentando il numero delle guardia in città, seguito dall’arrivo di un contingente di Marines.
Ma il “No Kings Day” e le migliaia di persone che manifestano contro l’autoritarismo debordante di un Presidente che si crede un monarca assoluto dimostrano che c’è un’ America che dice di no a Trump.
