Spari sull’ONU

L’11 ottobre 2024 le basi delle forze di pace delle Nazioni Unite (UNIFIL) in Libano sono state deliberatamente attaccate dall’esercito israeliano, ferendo due caschi blu asiatici e danneggiando le basi italiane 1-31 e 1-32A. L’attacco, avvenuto congiuntamente all’ ordine illegittimamente impartito ai militari UNIFIL di rimanere nelle basi, ha suscitato l’immediata condanna dell’Italia, che schiera il contingente più numeroso con circa 1.200 soldati e della comunità internazionale. Contestualmente, mentre l’attenzione internazionale è concentrata sul sud del Libano continuano i raid sulla Striscia di Gaza. l

Il sistema di protezione del diritto internazionale umanitario è collassato

Gli attacchi di Israele alle basi UNIFIL rappresentano l’apice del fallimento  del sistema delle Nazioni Unite. Il sistema di protezione del diritto internazionale umanitario  è collassato. Le prospettive su cui il sistema delle NU si basava si sono sgretolate di fronte al diritto di veto che si esercita nell’ambito del Consiglio dell’ONU e alla conseguente inazione.

In questo desolante contesto, invocare il diritto internazionale  – il cui vulnus è rappresentato dall’assenza di un apparato sanzionatorio – è diventato, purtroppo, un mero esercizio di stile, come dimostrano i sanguinosi eventi nel mondo.

Una sequenza interminabile di aggressioni  e atrocità, dal Medio Oriente all’Ucraina, fino ai conflitti meno noti in Asia e in Africa: attacchi diretti contro zone a fitta densità abitativa, contro infrastrutture civili fondamentali sterminio di civili , prolungata detezione degli ostaggi brutalmente catturati.

Guterres dichiarato persona non grata

L’attacco di Israele alla postazione UNIFIL si verifica dopo che il 2 ottobre  2024 il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato “persona non grata” il segretario generale dell’ONU António Guterres e gli ha vietato di entrare in Israele. La decisione è scaturita dalla mancata esplicita condanna da parte di Guterres dell’ attacco compiuto dall’Iran in territorio israeliano. In questi mesi Guterres è stato molto critico di Israele e dell’invasione della Striscia di Gaza in seguito agli attacchi di Hamas dello scorso 7 ottobre in territorio israeliano. Questo aveva già portato Katz, del partito di destra Likud, a definire lui, e per estensione le Nazioni Unite, un’organizzazione antisemita.

L’aggressione israeliana ha sollevato un coro internazionale di critiche, in un momento in cui Israele è già sotto accusa per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. In un rapporto recentemente pubblicato, le NU  accusano lo Stato ebraico di aver perseguito “una politica concertata volta a distruggere il sistema sanitario di Gaza” durante la guerra nella Striscia, affermando che ciò costituisce “un crimine di guerra e di sterminio equiparabile ad un crimine contro l’umanità”. “

Nel frattempo, la Corte internazionale di giustizia sta valutando le accuse avanzate dal Sudafrica, secondo cui Israele avrebbe commesso un genocidio a Gaza. La Corte penale internazionale, su richiesta del procuratore Imran Khan, dovrebbe emettere dei mandati d’arresto per crimini di guerra contro Benjamin Netanyahu, il suo ministro della Difesa, Yoav Gallant, e il leader di Hamas, Yahya Sinwar, poi ucciso dalle forze israeliane il 17 ottobre.

Europa senza voce

A Bruxelles, intanto, regna il silenzio. Soltanto il 27 settembre dopo un intero fine settimana di negoziati – sono riusciti a trovare in extremis un accordo per un debole comunicato,  in cui esprimono “grave preoccupazione sulla recente escalation lungo la linea blu”, e condannano “tutti gli attacchi contro le missioni dell’Onu”. 

L’Europa non riesce a sganciarsi dal ruolo ancillare agli Stati Uniti, vincolata com’è ad una ancestrale visione paternalistica della relazione con gli Stati Uniti. Non riesce a dichiarare fuorilegge la furia omicida di Netanyahu e esprimersi con forza per l’invocata soluzione “due popoli, due stati”

Una voce flebile e incerta, condizionata anche negativamente dalle pulsioni centripete degli Stati dell’Unione.

Non è questa l’Europa che vogliamo, ancora incamminata su sentieri infantili e ondivaghi: servono posizioni nette e chiare per rafforzare le democrazie.

L’impegno politico a sostenere militarmente Israele da parte di Washington e, in misura minore, di Berlino è stato fondamentale per sostenere la capacità di Israele di portare avanti una delle campagne militari più letali e distruttive della storia. Per contro , secondo il quotidiano tedesco Bild, pur senza ammetterlo, il governo tedesco avrebbe bloccato le esportazioni di armi verso lo Stato ebraico per mesi. L’iniziativa, del ministro degli Esteri tedesco Annalena Baerbock e del ministro dell’Economia Robert Habeck, entrambi del partito dei Verdi, avrebbe, secondo la ricostruzione del giornale tedesco,  fermato le licenze di esportazione per munizioni essenziali e pezzi di ricambio per carri armati destinati a Israele.

Cosa succede dopo l’uccisione di Yahya Sinwar

Dopo l’assassinio a Teheran di Ismail Haniyeh, il 31 luglio e quello di Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah, a Beirut, in Libano, il 27 settembre, è stata uccisa anche la nuova guida di Hamas il 17 ottobre nella Striscia di Gaza.

Yahya Sinwar è soprattutto l’ideatore dell’ attacco del 7 ottobre contro Israele: per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è senza dubbio una vittoria , che gli offre una rivincita su tutti quelli che lo criticavano da un anno.

Sinwar era l’obiettivo che mancava agli israeliani nella loro caccia ai mandanti del 7 ottobre, ucciso non al termine di una chirurgica e minuziosa ricerca, ma in un combattimento nel sud della Striscia di Gaza da soldati israeliani che non sapevano di avere davanti il capo di Hamas.

Si tratta di una svolta innegabile in questa guerra cominciato un anno fa con l’attacco di Hamas in Israele e proseguita con un’azione spietata condotta dallo stato ebraico.

Si apre una finestra per una una possibile tregua e il ritorno a casa degli ostaggi

A questo punto però resta da capire cosa ne farà Netanyahu della sua vittoria. Il rifiuto del primo ministro di consentire la nascita di uno stato palestinese rende impossibile una soluzione per il dopoguerra a Gaza, devastata e in lutto per decine di migliaia di morti.

Dietro il suo atteggiamento si nasconde una subdola opzione ideologica : creare un nuovo Medio Oriente, spazzando via l’egemonia dell’Iran, distruggere fino all’ultimo tunnel di Hamas, riproponendo la stessa strategia in Libano contro Hezbollah e preparando un attacco contro l’Iran.

Ma Hamas e la causa palestinese non è sconfitta agli occhi del mondo e le armi non taceranno ad un semplice segnale di Netanyahu.

E’ necessario ricostruire la credibilità del sistema di protezione delle Nazioni Unite, riconoscendo le Autorità internazionali, create all’indomani della seconda guerra mondiale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *