Mentre oggi 19 gennaio 2025 i camion di aiuti entrano finalmente numerosi a Gaza, i palestinesi sopravvissuti al cruento eccidio marciano verso il nord incrollabilmente speranzosi di trovare le loro case o qualcosa che appartenga a loro oltre i cumuli di macerie.
Dopo 15 mesi di devastazione, dolore, spargimento di sangue i nostri cuori induriti dell’impotenza si aprono all’emozione e alla speranza.
La speranza che la fragile tregua sia un passo verso una pace duratura.
È il momento di affermare nella tormentata Regione mediorientale, già calpestata da Gesù Cristo, una leadership coraggiosa, che abbia una visione per un futuro diverso: abitare nella pace, ponendo fine al sanguinoso conflitto che dura da 70 anni .
Una pace che contempli la soluzione due popoli due stati secondo lo schema prospettato fin dal 1947 dalle Nazioni Unite e mai veramente accettato dai due popoli.
E’ il momento che la comunità internazionale, ed in particolare il contesto di cui facciamo parte, cioè l’Europa, sia compatta nell’ implementazione di questa prospettiva, ormai inevitabile. Invece, l’Unione europea procede ondivaga, con passi incerti.

Intanto negli USA …
Sullo sfondo si staglia, gigantesca, l’ombra del tycoon, incoronato Secondo Trump proprio il 20 gennaio, che si mostra al Medio oriente e al mondo come un game-changer ed un mediatore di pace, con la mano destra.
Con la mano sinistra firma brutali ordini esecutivi, quali l’uscita degli Usa dall’Oms , i dazi a Messico e Canada a partire dal 1 febbraio, il ripristino della pena di morte federale. Dichiarata anche l’uscita, gravissima e preoccupante, dagli accordi di Parigi sul clima del 2015.
L’Europa, ex ancella degli USA trema, anche se la Von der Lyen dichiara spavalda “non ci faremo intimidire”.
Ma il fronte interno ad Israele è spaccato: l’ultradestra vuole ancora la guerra per estirpare ogni singolo palestinese a Gaza, anche sacrificando gli ostaggi.
