A Washington non c’è solo un bullo, ma anche un abile sceneggiatore..
Anchorage, Alaska 15 agosto 2025, vertice Trump – Putin.
Tappeto rosso per lo Zar con applauso all’arrivo ( poi forse ritrattato ?) e poi insieme i due appassionatamente nella limousine verso il luogo dell’incontro..

Soggetti in grado di definire, in termini monopolistici, il prezzo del gas di cui la Russia e Stati Uniti sono i principali esportatori al mondo con circa 140 miliardi di metri cubi cadauno.
Riabilitare l’autocrate Putin (sul quale pende un mandato di cattura della Corte Penale internazionale come sull’altro suo amichetto Bibi, ma gli Usa non sono parte del trattato multilaterale) per riabilitare se stesso e restituire credibilità agli USA . Per presentarsi come il duo regnante, i sovrani neo- imperialisti che reggono le sorti del mondo. Un vero coup de theatre, ma politicamente un fallimento. Non c’è nessun deal per l’Ucraina e nessuna sanzione per la Russia.
Il pellegrinaggio
Il successivo incontro del 18 agosto con i leader europei è apparso di più come un devoto pellegrinaggio alla corte di re Sole.
Svociati e prostrati, i pellegrini, con Ursula in testa promettono centinaia di miliardi di dollari destinati all’acquisto di armi americane in cambio di un generico impegno degli Stati Uniti a svolgere le funzioni di “seconda linea” di difesa contro un futuro, ipotizzabile, attacco russo all’Ucraina.
E da parte della Russia? Un nulla di fatto, nessun cessate il fuoco e men che meno una restituzione dei territori. Anzi, Putin continua a macellare carne umana e a perseguire il sogno di ricostituire la grande Russia.
I poveri pellegrini inginocchiati non ottengono null’altro che sedersi, di lato e obbedienti, al tavolo della trattative . È l’inizio di un processo di pace? Ancora non lo sappiamo. C’è da dire che un lumicino di speranza su un tiepido inizio delle trattative rimane acceso.
Ma siamo ben lontani dal rilancio ed il rispetto del diritto internazionale ed umanitario e del ruolo dell’ONU. Sistema che Trump sta picconando dal momento del suo insediamento (ricordiamo i diktat contro Francesca Albanese e le continue violazioni della Carta ONU) nel silenzio dell’Europa e della statista Meloni.
