Vince la Flotilla: una vittoria che scuote le coscienze


Il richiamo della solidarietà

Vince la Flotilla. Non con armi, ma con determinazione, solidarietà e coraggio civile. La Global Sumud Flotilla, composta da attivisti provenienti da 44 nazionalità diverse, ha solcato il Mediterraneo con un obiettivo chiaro: rompere l’assedio su Gaza e portare aiuti umanitari a una popolazione stremata da anni di isolamento e conflitto.

Vince la Flotilla. Composta da attivisti di 44 nazionalità, la Flotilla ha navigato verso Gaza per rompere l’assedio e portare aiuti umanitari. Coraggiosamente, ha atteso le motovedette israeliane, ha resistito agli abbordaggi, ha attirato l’attenzione globale su una crisi umanitaria che molti preferiscono ignorare.

La sua vittoria è politica, morale, simbolica. Ha costretto governi inerti, la comunità internazionale anestetizzata e i media a guardare in faccia la realtà di Gaza. Ha dato voce a un popolo massacrato, che da due anni soffre terribilmente.

Nonostante le minacce e le manovre intimidatorie della marina israeliana, molte delle imbarcazioni hanno continuato la navigazione, sfidando il blocco e attirando l’attenzione internazionale su una crisi umanitaria troppo spesso ignorata. La vittoria della Flotilla non è militare, ma politica e morale: ha costretto governi, media e opinione pubblica a guardare in faccia la realtà di Gaza e a interrogarsi sul proprio silenzio.

A Livorno, i portuali hanno rifiutato di scaricare la nave israeliana Zim Virginia, in segno di protesta e solidarietà. “La nostra è stata una conquista politica”, ha dichiarato Giuseppe Gucciardo della Filt Cgil, “che ha dato voce alla volontà dei lavoratori di agire per chiedere la fine del conflitto e l’apertura di corridoi umanitari”.

In tutta Italia, da Torino a Palermo, migliaia di persone sono scese in piazza per difendere la Flotilla e il suo messaggio. Cortei, scioperi e presidi hanno trasformato questa missione in un movimento collettivo, capace di unire cittadini, sindacati e associazioni sotto un’unica bandiera: quella della giustizia e della pace. Il popolo è sceso in piazza per il popolo palestinese, sventolando migliaia di bandiere. E’ l’Italia che ricorda i propri valori costituzionali, la propria umanità.

Gaza è Mediterraneo, fa parte di noi, della nostra storia.

La Flotilla ha vinto perchè ha risvegliato le coscienze, ha provocato mobilitazioni spontanei, cortei, scioperi. Nulla sarà più come prima, l’impresa della Flotilla segna un prima e un dopo.

La Flotilla ha vinto perché ha resistito. Ha vinto perché ha costretto il mondo a guardare. Ha vinto perché ha dimostrato che la solidarietà non si può fermare con la violenza.

A chi governa questo Paese, chiediamo una cosa semplice: umiltà. Migliaia di cittadini stanno riempiendo le piazze d’Italia per chiedere giustizia, pace e dignità per Gaza. Non sono estremisti, ma il cuore pulsante della democrazia. L’iniziativa politica del governo è stata carente o complice anche davanti all’orrore del genocidio, in attesa della condotta di Trump.

Il governo ha il dovere di ascoltare queste voci. Di smettere di trattare la solidarietà come un reato e la protesta come una minaccia. Gaza non è lontana: è nei cortei, nei cartelli, negli occhi di chi non vuole più tacere.


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