Cattura per Netanyahu?

La Corte penale internazionale (CPI) ha emesso un mandato di cattura contro il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, e contro il suo ex ministro della Difesa, Yoav Gallant. Per i due individui sono state confermate le accuse mosse dal procuratore capo della Cpi, Kharim Khan: crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023.


Alla stregua di Vladimir Putin, su cui pende un mandato d’arresto dal marzo 2023.

La Corte penale internazionale

Sotto il profilo del diritto internazionale, sono vincolati, in via di principio, al rispetto del mandato i 124 Paesi che riconoscono la CPI, tra i quali – come ha ricordato l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell – i 27 Stati dell’Unione europea.

I paesi che aderiscono alla Corte sono 124, ben più della metà dei 193 Stati membri dell’ONU tra cui due dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Francia e Regno Unito. Altri 32 paesi, tra i quali Stati Uniti, Israele e Russia, hanno firmato il trattato di costituzione della Corte, ma non l’hanno ratificato. Lo Statuto di Roma della Corte Internazionale è stato stipulato il 17 luglio 1998 e definisce in dettaglio la giurisdizione e il funzionamento della Corte; lo stesso è entrato in vigore il 1° luglio 2002 dopo la ratifica da parte del sessantesimo Stato aderente, mentre Israele non ha ratificato il trattato.

Già in data 10 ottobre 2023 la Corte penale internazionale dell’Aja aveva dichiarato che il proprio mandato del 2014 di indagare sui presunti crimini di guerra commessi nello Stato di Palestina include anche il conflitto in atto.

Tale organo giurisdizionale non è un organo dell’Onu come è invece la Corte internazionale di Giustizia; infatti, si tratta di un tribunale penale che persegue singoli individui.

La Corte, conosciuta anche con l’acronimo ICC dalla sua dizione in inglese (International Criminal Court), è un tribunale per crimini internazionali con sede sempre all’Aia, in Olanda. Fondata nel 2002, ha competenza per i crimini più rilevanti che riguardano la comunità internazionale: il genocidio, i crimini contro l’umanità, i crimini di guerra e di aggressione; non è un organo dell’Onu, ma ha legami con il suo Consiglio di Sicurezza che può assegnare alla Corte quei casi che non sarebbero sotto la sua giurisdizione. La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.

Le accuse

Il Procuratore Capo della Corte Karim Khan aveva incriminato anche i leader all’apice di Hamas, Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh, tutti e tre nel frattempo uccisi dall’esercito israeliano, anche se il Tribunale ha comunque emesso il mandato d’arresto per Deif perché non in grado di verificare la sua morte.

Le accuse sono gravissime: Netanyahu e Gallant sono ritenuti responsabili di aver affamato la popolazione civile palestinese come metodo di guerra, di aver causato intenzionalmente “grandi sofferenze, gravi lesioni al corpo o alla salute o trattamenti crudeli”, di “dirigere intenzionalmente attacchi contro una popolazione civile“.

L’ ordine israeliano di imporre un “assedio completo” a Gaza in cui sarebbero stati negati cibo, carburante e acqua è stato considerato come un palese crimine di guerra dalle organizzazioni per i diritti umani, che hanno accusato Israele di usare la fame come arma di guerra, affermando che “il diritto internazionale umanitario (DIU) proibisce severamente l’uso della fame come metodo di guerra e la potenza occupante di Gaza, Israele, è vincolata da obblighi del DIU di provvedere ai bisogni e alla protezione della popolazione di Gaza”.

Le conseguenze

La palla passa ora nel campo dei Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma – fondativo della CPI, – decidere se implementare i mandati d’arresto, nel caso in cui Netanyahu o Gallant mettessero piede sui loro territori nazionali, arrestandoli e consegnandoli alla Corte, Tribunale che solo in quel caso potrebbe istituire un processo. Israele e gli Stati Uniti non hanno mai ratificato lo Statuto di Roma, pur avendo Israele firmato il Trattato di Roma.

E, come già accaduto a settembre quando Putin si è recato senza conseguenze in visita in Mongolia, non è assolutamente scontato che i Paesi aderenti alla CPI decidano di rispettare i loro obblighi.

Sulla questione è intervenuto l’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Josep Borrell, nel corso di una conferenza stampa ad Amman con il ministro degli Esteri della Giordania. “Non è una decisione politica, ma la decisione di un tribunale, la Corte penale internazionale, e le decisioni dei tribunali devono essere rispettate e applicate“, ha dichiarato con fermezza. L’indicazione del capo della diplomazia Ue è chiara: la decisione de L’Aia “è vincolante per tutti gli Stati che fanno parte della Corte, che comprende tutti i membri dell’Unione europea, che sono vincolati ad attuarla”.

La realtà è che il mandato d’arresto emesso dalla CPI mette in imbarazzo le istituzioni europee, che da un lato continuano a ergersi a protettrici del diritto internazionale e dei suoi organi multilaterali, ma dall’altro non hanno mai preso nemmeno in considerazione la possibilità di sospendere la salda partnership che lega Bruxelles a Tel Aviv. Perché, al di là dell’obbligo di cattura di Netanyahu e Gallant sul proprio territorio, il mandato implica il riconoscimento dei due leader israeliani come gravi criminali. Alla stregua di Putin appunto, con il quale l’Unione europea ha tagliato qualsiasi ponte.

E l’Unione europea cosa fa ?

Nonostante le affermazioni di Borrel, l’Unione europea ha una voce flebile nel panorama geo-politico internazionale. La mancanza di unità di intenti, il grave flop di una carta costituzionale europea, le varie spinte sovraniste impediscono al Vecchio continente di imporsi con una sola voce di mediazione e pacificazione. Questo ruolo viene lasciato, in comoda posizione ancillare, agli Stati Uniti. E l’azione di Ursula von der Lyen assomiglia di più ad un Amministratore delegato che non ad un Premier.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *