Se questo è uno Stato di diritto

Raccapriccianti le immagini di Ilaria Salis trasmesse il 29 gennaio c.a. dai media, portata nell’aula del tribunale incatenata, con le manette ai polsi e i piedi legati da cinturoni di cuoio chiusi con pesanti lucchetti e tenuta al guinzaglio.

Ilaria Salis è una cittadina italiana di 39 anni e dal febbraio 2023 si trova in detenzione preventiva in un carcere ungherese, con l’accusa di aver aggredito tre neonazisti,  in condizioni incompatibili con uno Stato democratico e con le convenzioni internazionali sui diritti umani e sui diritti delle persone private della propria libertà.

Nella foto, Ilaria Salis in manette mentre viene accompagnata nell'aula di tribunale con due agenti.
Fonte Foto TGR

Il  capo di accusa nasce in un contesto di forte tensione politica in Ungheria dove ogni anno viene organizzata, da parte di gruppi neonazisti, la “Giornata dell’onore” in memoria della resistenza di gruppi hitleriani all’avanzata dell’Armata rossa nel corso della Seconda guerra mondiale. 

Ilaria Salis avrebbe in concorso con altre persone, aggredito e ferito un militante di organizzazioni neonaziste proprio nel contesto delle mobilitazione di protesta verso il raduno delle destre estreme. Accusa che lei respinge, dichiarandosi innocente.

Le condizioni della detenzione preventiva  sono disumane, incompatibili con uno Stato democratico, per giunta appartenente all’Unione europea. Per i primi sei mesi di detenzione preventiva le sono stati addirittura impediti i contatti con la famiglia.

Dal momento dell’arresto, avvenuto l’11 febbraio scorso , Ilaria è stata rinchiusa per otto giorni in una cella di isolamento del carcere di massima sicurezza di Budapest, con i vestiti sporchi, senza carta igienica, sapone e assorbenti, nonostante avesse il ciclo.

In una lettera che ha fatto arrivare in Italia attraverso i suoi avvocati all’inizio di ottobre, Salis ha scritto di aver vissuto per mesi in “condizioni disumane”, raccontando che nella sua cella c’erano topi, scarafaggi e cimici dei letti, che le avevano provocato una reazione allergica: nonostante ciò, il personale del carcere non le ha fornito né creme né farmaci. Inoltre, è capitato più volte che non le fosse dato da mangiare per cena.

Sono circolate anche notizie di violenze, di degrado, di prevaricazioni fisiche e psicologiche da parte degli agenti di polizia penitenziaria nei confronti delle detenute.

L’Ungheria è monitorata da organismi internazionali in merito al mancato rispetto dei diritti umani.

Sono queste le condizioni carcerarie in uno Stato di diritto?

Da più parti e anche in sede di Parlamento europeo viene contestata allo Stato magiaro la violazione dell’articolo 2, in particolare, del “Trattato dell’Unione Europea”:

L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Negli ultimi 33 anni il Paese governato da Orban ha raggiunto un record negativo assoluto in termini di popolazione carceraria, come osservato dalla ONG per i diritti umani Hungarian Helsinki Commitee. 

Le accuse

Il 29 gennaio è cominciato il processo con l’udienza preliminare. La procura ungherese sostiene che Salis abbia “partecipato a più aggressioni causando lesioni corporali aggravate” e ha chiesto 11 anni di carcere alla luce della presunta pericolosità degli atti compiuti.

Alla fine dell’udienza il giudice Jozsef Sòs ha confermato le misure cautelari contro di lei e ha rinviato il processo alla prossima udienza, prevista per il 24 maggio.

Oggi Ilaria rischia fino a 24 anni di carcere.  All’accusa di lesioni si aggiungano anche due aggravanti: aver commesso il reato all’interno di un’organizzazione criminale, e aver messo a rischio la vita delle vittime. Il tutto nonostante le persone aggredite riportassero prognosi molto lievi, da 5 a 8 giorni.

L’obiettivo dei familiari e dei legali di Ilaria è di riportarla in Italia agli arresti domiciliari , garantendo, qualora fosse necessario, la sua presenza in aula davanti ai giudici ungheresi

Ristabilire il primato del diritto

Bisogna, con urgenza, ristabilire la supremazia del diritto di fronte a quella dell’arbitrio e della prevaricazione ideologica.

Il fatto che da circa anno una donna,un’insegnante, nonchè cittadina europea, venga privata della sua libertà senza alcuna prova in merito alle accuse, costituisce un fatto di natura politica, diplomatica, etica, giuridica, di enorme gravità.

Un fatto che riguarda tutti noi, il nostro Paese, l’Europa che vogliamo.

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