Nel suo intervento a Firenze il 29 ottobre 2025 , in occasione della riunione del Consiglio direttivo della BCE, il Presidente Sergio Mattarella ha offerto una lettura lucida e preoccupata dello stato dell’Unione Europea. Con toni misurati ma inequivocabili, ha messo in evidenza le fragilità di un progetto che, pur ricco di potenzialità, fatica a tradurle in forza politica e strategica.
Mattarella ha parlato di un’Europa che ha compiuto passi importanti, ma che oggi appaiono insufficienti di fronte alle trasformazioni globali. Ha evocato la “zoppìa” dell’Unione, quella asimmetria tra una moneta unica e una politica economica e fiscale ancora frammentata. Un’immagine potente, che richiama l’idea di un organismo che cammina con difficoltà, incapace di tenere il passo con le sfide del presente.
A questa analisi istituzionale si affianca, nel dibattito pubblico, una visione più disillusa e talvolta caricaturale dell’Europa. Una visione che si nutre di ironia sulle decisioni burocratiche – dai tappi delle bottiglie di plastica alle gabbie per galline – e di frustrazione per un Parlamento europeo percepito come debole, marginale, quasi ornamentale rispetto alla Commissione. Un Parlamento che elegge la Commissione e poi sembra ritirarsi dietro le quinte, occupandosi di regolamenti minori mentre le grandi questioni strategiche restano appannaggio di altri.
Intanto la Gran Bretagna, pur fuori dall’Unione continua a influenzare priorità armigere e orientamenti geopolitici, come sottolineato nel video da Luciano Canfora. Un paradosso che alimenta il senso di smarrimento: l’Europa, gigante economico e culturale, appare incatenata, incapace di esercitare un ruolo proporzionato alle sue risorse e alla sua storia.
Mattarella ha toccato proprio questo punto, con la sobrietà che gli è propria. Ha ricordato che l’Europa dispone di risorse straordinarie, di meccanismi di protezione sociale avanzati, di una cultura democratica profonda. Ma ha anche avvertito che tutto questo rischia di essere vanificato se non si ritrova lo slancio politico, il coraggio istituzionale, la volontà di accelerare l’integrazione.
Lo scenario che ne emerge è chiaro: l’Europa non può più permettersi di restare spettatrice. Deve superare le sue contraddizioni, armonizzare le sue politiche, rafforzare le sue istituzioni. Deve smettere di essere un soggetto ambiguo, dove la Commissione conta molto e il Parlamento poco, e diventare una vera casa comune, capace di agire, decidere, incidere. Il peso dei paesi del Mediterraneo va ribilanciato, finora svantaggiato a favore dei paesi del Nord Europa, retaggio della guerra fredda.
In un mondo attraversato da tensioni e da spinte autoritarie, l’Europa ha il dovere di essere protagonista. Non solo per i suoi cittadini, ma per il futuro dell’ordine internazionale. Mattarella ha indicato la strada. Ora tocca agli europei percorrerla.
