Urban Living


Un caro saluto ai negazionisti della crisi climatica.
Bisogna ripensare agli spazi delle città..le conseguenze del riscaldamento globale peggiorano ogni anno la qualità della vita di ognuno, soprattutto delle fasce più deboli. Ripensare ai tempi, alla gestione delle infrastrutture urbane e ai modelli di consumo energetico. Mancanze di pensiline, di aree verdi, di fontanelle trasformano i quartieri popolari in trappole di cemento invivibili.

Ed è solo l’inizio.. i dati mostrano infatti come il riscaldamento globale stia accelerando la sua corsa, avendo superato il punto di svolta già a partire dal 2013. L’ondata di calore che attraversa il continente descrive un cambiamento strutturale prima ancora che stagionale.

Secondo gli scienziati il riscaldamento globale è dovuto a fattori antropici, principalmente alla produzione di gas clima-alteranti, principalmente anidride carbonica. La scienza lo sa dal 1847, il riscaldamento globale e il suo legame con la CO2 antropica è un fatto.

Ormai non si tratta più, ahimè, di un’anomalia termica, ma di una nuova normalità climatica che necessita di nuove politiche sociali ed economiche, in primis la tutela della salute.

Politicizzare la crisi climatica, come scrive Libération, implica l’intervento a vari livelli, tra cui la ridefinizione dei confini del welfare aziendale e della contrattazione sindacale e il ricorso a strumenti straordinari per gestire eventi ormai ordinari, come lo stop al lavoro e la cassa integrazione sopra i trentacinque gradi.

E il governo Meloni? E’ dal suo insediamento che latita nelle politiche climatiche, rifugiandosi nelle più comode teorie negazioniste .


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