Il Mondo dopo Anchorage

Ormai è chiaro che sul tappeto rosso di Anchorage nell’agosto 2025 si è consumata l’entente (poco) cordiale degli autocrati Trump e Putin.  Obiettivo comune: distruggere l’Unione europea, smembrarla, neutralizzarla renderla economicamente innocua.

Con i 28 punti per la pace in Ucraina di Kiev scritti spudoratamente da Mosca il gioco sporco di Washington è stato rivelato in toto.

L’asse Mosca -Washington si consolida grazie alla nuova Strategia per la sicurezza nazionale Usa pubblicata venerdì 5 dicembre ’25, dove si espone la visione del mondo di chi guida la maggiore potenza militare del pianeta. L’Europa è descritta come un continente in declino, economicamente fragile e culturalmente allo sbando, minacciato dall’immigrazione e dalla “perdita di identità”.

La guerra in Ucraina non è più, come ai tempi di Biden, la “battaglia per la democrazia”, ma un problema da chiudere in fretta per tornare a parlare con la Russia per la “stabilità strategica” e per gli affari.

I veri bersagli non sono Mosca o Pechino, ma i governi europei: accusati di avere “aspettative irrealistiche” sulla guerra, e di essere minoranze deboli che “calpestano i principi basilari della democrazia” e zittiscono l’opposizione.

Il leviatano

L’Unione europea viene dipinta come una macchina che corrode la sovranità, altera le identità nazionali, incoraggia migrazioni incontrollate e censura il dissenso politico. Il decalogo sovranista conferma il tramonto delle relazioni transatlantiche, supportando i movimenti populisti e le estreme destre che mirano a sovvertire lo stato di diritto e le democrazie nel Vecchio continente. La retorica di Washington è imbevuta d’odio verso i valori europei. Il tycoon vuole liberarsi dal fardello europeo, caricando sulle spalle dell’Unione gran parte delle spese della Nato già entro il 2027 e senza lasciarle spazi decisionali autonomi.

Di fatto, gli Usa si ritirano dalla rete di protezione costruita dallo sbarco in Normandia in poi. Un Nuovo Ordine,

L’ordine geopolitico che avevamo costruito mostra crepe sempre più estese e profonde, mentre guerre e conflitti che credevamo consegnati per sempre alla storia mettono a ferro e a fuoco regioni a noi vicine.

Ottanta anni fa, alla fine della Seconda guerra mondiale, la nascita del sistema Nazioni Unite avevano disegnato un’architettura politica complessa, giuridica, etica che avrebbe richiesto un impegno costante da parte della comunità internazionale per alimentare la legalità costituita dal diritto internazionale.

Per anni ci si è cullati nell’idea che gli USA fossero il “fratello maggiore”. Oggi dobbiamo fare i conti con una insopprimibile novità: a Washington c’è un presidente che considera una minaccia un’Europa più integrata e più autonoma e che guarda al Vecchio Continente come una subfornitura militare ed economica.

Il destino dell’Europa

Qual è l’obiettivo esistenziale dell’Europa e dell’Italia?

Ergersi a protettorato pavido e armato foraggiando gli USA o costruire finalmente un soggetto politico capace di difendere i propri valori e i propri interessi, di costruire sicurezza non con le armi ma con la giustizia sociale e i diritti e, sul piano della politica estera, con il dialogo e la cooperazione?

Come osserva Lucio Caracciolo alcuni Paesi dal dopoguerra in poi si sono sviluppati con questa idea un pò balzana di non farcela a camminare da soli, di dover essere in qualche modo aiutati e sostenuti. È arrivato il momento di diventare adulti e lasciare la mano degli Stati Uniti.

L’immagine dell’Europa emarginata totalmente negli approcci diplomatici americani di trovare una soluzione ai conflitti in Ucraina e Palestina, ci costringe a riflettere sulla situazione politica in Italia. Ci indebolisce la posizione ambigua del Governo italiano a guida Meloni tendente a minare la già precaria coesione Europea con l’acquiescenza alla prepotenza di Trump.

Si è fortemente percepita l’assenza della diplomazia europea, sono state sviluppate poche iniziative per contribuire a promuovere concordia nella convivenza tra i popoli, giustizia nei confronti di chi aggredisce e opprime, cooperazione per il bene comune.

Un caso disperato : Kaja Kallas

Fallimentare l’azione dell’Alto Rappresentate Kaja Kallas che avrebbe dovuto garantire la coerenza delle azioni esterne dell’Unione e coordinare gli altri aspetti dell’azione esterna dell’Unione.

Le ultime dichiarazioni dell’Alto Commissario europeo per la Politica Estera e di Sicurezza, Kaja Kallas, impongono una seria riflessione sulla qualità politica e culturale della Commissione von der Leyen e dei suoi massimi esponenti, che  stanno portando l’Europa non solo al disastro economico e all’irrilevanza strategica ma anche al ridicolo, al pubblico ludibrio presso la comunità internazionale.

Il “ministro degli Esteri” della UE non viene ricevuto, ma piuttosto messa alla berlina in Russia, Cina e Stati Uniti, cioè le tre più grandi potenze mondiali: non male per il capo della diplomazia europea. Di certo un “successo” senza precedenti nella Storia del Vecchio Continente.

Nel marzo scorso presentò (insieme al Commissario alla Difesa e Aerospazio Andrius Kubilius, il  “Joint White Paper for European Defence Readiness 2030” (Libro bianco congiunto per la prontezza della difesa europea 2030), definito pomposamente Libro Bianco ma composto da appena 22 paginette piene di banalità https://www.analisidifesa.it/2025/12/il-caso-clinico-di-kaja-kallas-come-ha-potuto-leuropa-ridursi-cosi/

E in Italia?

L’Italia meloniana galleggia nella salsa anti-europea trumpiana, è perfettamente allineata con il capo dell’internazionale nera e in sintonia con le politiche americane. È alto il costo che il nostro Paese deve pagare perché i sedicenti patrioti al governo mantengano la protezione politica, il supporto e i favori del prepotente presidente Trump, mentre è in atto un’operazione diretta contro il campo occidentale che vorrebbe allontanare le democrazie dai propri valori separando i destini delle diverse nazioni. Dal canto suo Salvini si atteggia a portavoce di Putin, la Zacharova nazionale insomma.

Serve invece un’Europa forte politicamente e unita in cui riflettere i valori della democrazia, quei valori nel rispetto dei quali viviamo, talvolta inconsapevoli e sprezzanti dei vantaggi e degli agi che questi comportano. Lo spazio democratico è un privilegio in cui esprimersi, una libertà da difendere.

E la pace non è soltanto assenza di conflitti, ma un ordine internazionale da rifondare con la fiamma viva della speranza e della visione unitaria, lontana dai sovranismi in campo.

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