L’atroce e ingiusta morte di Abderraim Fakir è il risultato indiretto di una deriva securitaria che la destra al Governo sta portando avanti dal momento del suo insediamento
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La vittima, di origine marocchine, è morta il 19 luglio 2026 dopo essere stato ammanettata e immobilizzata da due poliziotti al Pilastro a Bologna.
I primi elementi emersi dall’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir descrivono un quadro di asfissia da compressione e tracce di sangue nei polmoni. Indicazioni che dovranno essere verificate e interpretate nelle conclusioni definitive dei consulenti medico-legali. La Procura di Bologna sta indagando sulla morte di Fakir, ipotizzando il reato di omicidio colposo.
Tuttavia, per effetto della nuova procedura soprannominata “scudo penale”, i nomi dei due agenti e dei quattro soccorritori volontari della Croce Rossa non sono stati inseriti nel normale registro degli indagati, ma in un registro separato chiamato modello 45-bis.
La lunga catena dei decreti-sicurezza, utile a gettare il fumo negli occhi degli elettori del centro-destra, ne evidenzia il conclamato fallimento .
E’ utile a questo punto presentare la sintesi dei principali decreti e provvedimenti in materia di sicurezza adottati dal governo Meloni:
Le stretta securitaria del Governo Meloni

1. Decreto “Rave” (D.L. 162/2022)
E’ il primo provvedimento in materia di ordine pubblico.
Ha introdotto nel codice penale l’articolo 633-bis, che sanziona l’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi (applicato prevalentemente ai rave party). Conteneva anche norme sul rinvio dell’entrata in vigore della Riforma Cartabia e la revisione della disciplina dell’ergastolo ostativo.
2. Decreto “Cutro” (D.L. 20/2023)
Emanato a seguito della tragedia del naufragio di Cutro, è focalizzato su immigrazione e gestione delle frontiere. Prevede l’inasprimento delle pene per gli scafisti e i trafficanti di esseri umani, restrizioni sulla protezione speciale per i migranti, ampliamento della rete e della durata dei trattenimenti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e semplificazione delle procedure di espulsione.
3. Decreto “Caivano” (D.L. 123/2023)
Nato per contrastare la devianza giovanile e la criminalità minorile a seguito dei gravi fatti di cronaca avvenuti a Caivano. Contenuti principali: inasprimento delle misure di prevenzione per i minori (estensione del Daspo urbano e dell’ammonimento del Questore ai quattordicenni), pene più severe per il porto d’armi tra i giovanissimi, sanzioni per i genitori che non vigilano sull’obbligo scolastico dei figli e percorsi di rieducazione attraverso il lavoro di pubblica utilità.
4. DDL Sicurezza / Pacchetto Sicurezza (D.L. 1660 e norme correlate)
Un articolato pacchetto normativo volto alla tutela delle forze dell’ordine e al contrasto delle occupazioni abusiva e delle proteste radicali.
Sono introdotte nuove fattispecie di reato per blocchi stradali ed elicotteristici svolti durante manifestazioni, inasprite le pene per la resistenza a pubblico ufficiale e per la rivolta all’interno delle carceri e dei CPR. Contiene inoltre tutele legali rafforzate per gli agenti in servizio, una stretta sulle occupazioni abusive di immobili con procedure d’urgenza di sgombero e restrizioni sul commercio della cosiddetta “cannabis light”.
5. Decreto Sicurezza Pubblica e Immigrazione (D.L. 23/2026)
L’ultimo provvedimento in ordine di tempo, focalizzato su ordine pubblico nelle manifestazioni, microcriminalità e armi bianche. C’è una stretta sull’uso e sul commercio di armi bianche e coltelli (con divieto di vendita ai minori e sanzioni per i genitori). Introduce il fermo temporaneo fino a 12 ore per chi presenta un pericolo per l’ordine pubblico durante manifestazioni, l’arresto in flagranza differita per danneggiamento o fuga agli alt delle forze dell’ordine, e l’ampliamento del Daspo urbano.
In buona sostanza, i decreti sicurezza configurano un irrigidimento repressivo che riduce gli spazi di libertà nelle manifestazioni pubbliche e accresce in maniera rilevante le prerogative delle forze di polizia.
L’imputabilità dei minorenni

Ad oggi l’ultimo anello della catena sulla linea dura, è il disegno di legge d’iniziativa governativa, approvato dal Consiglio dei ministri del 23 luglio scorso, e ora all’esame del parlamento che inasprisce le norme del codice Rocco sui minorenni.
Si tratta di un DDL sull’imputabilità dei minori, che capovolge l’onere della prova stabilendo che da 14 a 18 anni si è sempre punibili salvo dimostrazione dell’incapacità di intendere. Viceversa, L’art. 97 del codice penale indica che il minore infraquattordicenne non è mai imputabile.
L’art. 98 del codice penale precisa che “è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto 14 anni ma non ancora i 18, se aveva capacità di intendere e di volere.” Quindi, ai sensi dell’art. 98 del c.p., per i minori dai 14 ai 17 anni la capacità di intendere e di volere in relazione al reato compiuto deve essere sempre accertata, mentre per gli adulti autori di reato è presunta.
La deprecabile iniziativa legislativa al vaglio del Parlamento costituisce un altro ingranaggio del dispositivo repressivo rivolto ai minori, iniziata con il decreto Caivano e proseguito, da ultimo, con la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni.
Storicamente in Italia, la giustizia minorile è stata calibrata, dal 1930, sulle esigenze dell’adolescenza, che rappresenta uno stadio dell’età evolutiva di una personalità in formazione. Il modello introdotto dal processo penale minorile del 1988 impone una verifica concreta della maturità del giovane e della sua reale capacità di cogliere il significato delle proprie azioni.
Uno Stato maturo non equipara i minori agli adulti: ne riconosce la peculiare posizione soggettiva e costruisce politiche che vadano oltre la semplice ostentazione di fermezza istituzionale, evitando soluzioni “a costo zero” prive di effettività. Il minore va curato, non condannato. La criminalizzazione del minore non risponde ad alcuna emergenza reale, ma piuttosto ad un codice di comunicazione della destra, che alimenta la narrazione dell’aumento della criminalità minorile.
Se il provvedimento presenterà profili di dubbia costituzionalità, il Capo dello Stato interverrà , come al solito percorrendo la strada discreta della moral suasion.
Lo spettro di Vannacci spinge il governo, timoroso di perdere punti e visibilità davanti al suo elettorato, più a destra, mentre a sinistra si odono i latrati dell’opposizione , che non riesce a fare altro che abbaiare alla luna.

