Ci chiamavano Gretini, quando ci schieravamo al fianco di Greta Thunberg nei fridays for future già diversi anni fa.
Estate 2026: l’Apocalisse. Non dimenticheremo mai l’ondata di fango che ha travolto ogni cosa sul suo cammino con violenza inaudita nel Nepal. Il bilancio è drammatico: almeno 1.500 morti e circa 5.000 persone ancora disperse, mentre nel vicino Tibet 50 morti e 600 dispersi, sebbene alcune stime locali ipotizzino numeri superiori. Il Nepal paga con vite umane le emissioni di altri paesi inquinanti.
Inondazioni mortali, terremoti fortissimi, incendi devastanti in tutta la Terra. Un caldo torrido e afoso ha colpito senza tregua l’emisfero settentrionale provocando anche morti .
Il Pianeta Terra, il nostro pianeta, si ribella alle torture che quotidianamente e incessantemente gli infligge la mano dell’uomo: emissioni di gas serra, scarichi inquinanti . consumo di suolo , deforestazione .
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres lancia l’allarme, commentando il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep).“Siamo destinati a superare il limite di 1,5 °C entro i prossimi anni. La lotta per limitare l’aumento della temperatura a 1,5 gradi è una lotta per l’umanità”
Anche Greta Thunberg denuncia con forza il fenomeno:https://www.instagram.com/reel/Dc6TmA-M_oc/?utm_source=ig_web_copy_link&stkn=MzRlODBiNWFlZA==
Gli impatti climatici saranno più rapidi e intensi

Gli effetti del riscaldamento globale sono già visibili in numerose aree del pianeta:
Gli impatti climatici si faranno sentire più rapidamente, con maggiore intensità e più a lungo, causando un numero maggiore di vittime e sconvolgimenti più profondi. È giunto il momento di raddoppiare gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico”, ha dichiarato Guterres
Il Segretario generale dell’ONU sollecita un rapido intervento sulla riduzione delle emissioni e sulla capacità dei Paesi di affrontare le conseguenze della crisi climatica. “È giunto il momento di raddoppiare gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico”. Possiamo e dobbiamo imboccare la strada giusta, riducendo le emissioni di gas serra, rafforzando la resilienza e l’adattamento e garantendo che il superamento dell’aumento di temperatura di 1,5 °C sia il più contenuto e di durata minore possibile”.
L’obiettivo fissato dall’Accordo di Parigi e combustibili fossili, metano e rinnovabili

Con lo storico Accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici i leader mondiali si erano impegnati a mantenere l’aumento della temperatura entro il limite di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali. Un obiettivo considerato dagli scienziati fondamentale per evitare le conseguenze più devastanti della crisi climatica.
Per raggiungere questo risultato, è necessario accelerare l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e la rivoluzione delle energie rinnovabili. Tra le priorità indicate figurano inoltre una drastica riduzione dell’inquinamento da metano e una maggiore protezione di terre, foreste e oceani.
Ma, in un’Europa divisa e spezzettata, immersa nel cono d’ombra dell’ultradestra che avanza, questo obiettivo non figura nell’agenda politica italiana dei negazionisti al governo.
Dall’altra sponda dell’Atlantico, appena reinsediatosi per il suo secondo mandato, l’autocrate Donald Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo il 20 gennaio 2025. A causa dei tempi tecnici di transizione previsti dal trattato (che richiedono un anno dalla notifica), l’uscita ufficiale degli Stati Uniti è diventata definitiva il 27 gennaio 2026. Poco dopo, la stessa amministrazione ha avviato le procedure per abbandonare l’intera Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)
Uno dei Paesi più inquinanti del mondo si ritrae irresponsabilmente dalla lotta al riscaldamento globale.
I negazionisti, Trump in testa, seguito dai meloniani nostrani, affermano che il cambiamento climatico che stiamo vivendo negli ultimi decenni fa parte delle fasi naturali di variazione del clima della Terra, sostenendo che il riscaldamento globale è analogo a variazioni avvenute nel passato geologico del pianeta.
La crisi climatica che viviamo oggi ha caratteristiche diverse dai che hanno caratterizzato il passato geologico. Il clima della Terra si è sempre modificato seguendo cicli naturali,
INGV ambiente ha recentemente pubblicato studi scientifici e la documentazione geologica sul variare del clima della Terra :
La documentazione geologica sui cambiamenti climatici del passato mostra come i tempi legati ai cicli naturali hanno scale temporali dell’ordine delle decine-centinaia di migliaia di anni (per i cicli orbitali) o di milioni di anni (per i cicli legati alla dinamica interna del nostro pianeta). I tempi delle variazioni climatiche attuali sono alla scala dei decenni, ovvero si sviluppano con una rapidità maggiore di un fattore di scala di 10^4-10^6! Questi tempi di variazione non hanno riscontro nei cicli naturali del pianeta e sono correlati alla rapida crescita nelle emissioni di gas serra legate all’utilizzo di combustibili fossili e alle attività umane in generale, il rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep).
Poichè la variabilità climatica che stiamo vivendo oggi oscilla su parametri diversi da quelli che hanno caratterizzato il passato geologico, il risultato di questi studi dimostra come le variazioni di gas serra in atmosfera siano essenzialmente di origine antropica.
Viviamo sull’orlo di un precipizio come degli inconsapevoli ubriachi che vanno a sbattere contro un muro.
La situazione è estremamente pericolosa, nel futuro le concentrazioni di gas serra in atmosfera potrebbero raggiungere valori analoghi a quelli di alcuni periodi caldi del lontano passato geologico.
L’analogo più recente è quello del periodo caldo del Pliocene medio, tra i 3 e 3.3 milioni di anni fa. A quell’epoca la concentrazione stimata di CO2 è di 450 ppm e il livello medio del mare era tra i 10 e i 20 m più alto dell’attuale con una temperatura globale più alta di circa 3°C.
La Marmolada si ritira, lo Stelvio decresce, si staccano pezzi di ghiacciaio nel Nepal.
Ma la catastrofe è soprattutto politica.
Davanti ai nostri occhi una emergenza esistenziale per il pianeta, un’emergenza democratica, è in gioco la nostra sussistenza energetica idrica ed economica.
Sullo sfondo orizzonti post-democratici e distopici, città senz’acqua, autocrazie, deportazioni, pulizia etnica
Intanto, nella stanze del potere a Palazzo Chigi, raffrescate dai condizionatori ( per quanto tempo ancora avremo l’energia elettrica e le riserve idriche ?) fanno spallucce, ignorano, minimizzano. E nell’indifferenza dei governi , il pianeta crolla.

